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Non è vero che i migranti si mettono in viaggio per colpa delle ong

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A smentire il “pull factor” sono i dati dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni: li ha raccolti un ricercatore dopo il caso Sea Watch

Quando parla di migranti, Matteo Salvini ripete spesso uno slogan: “Più ne partono, più ne muoiono”. Secondo il ministro dell’Interno, la colpa è soprattutto delle ong, le organizzazioni non governative senza scopo di lucro che organizzano e promuovono operazioni di soccorso in mare. La loro presenza nel Mediterraneo incentiverebbe gli scafisti a “far partire barchini, barconi e gommoni, mezzi sgonfi, che poi affondano e si contano i morti”, dice spesso il leader della Lega.

Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi esperto di immigrazione, ha smentito questa ricostruzione.

In un thread su Twitter, Villa ha dimostrato che non c’è nessun pull factor, quell’effetto attrazione che secondo alcuni porterebbe i gommoni a salpare dalla Libia sapendo che, male che vada, ci sarà comunque una nave umanitaria a intervenire in caso di pericolo. Villa, numeri alla mano – relativi al caso Sea Watch – ha smentito questo racconto: le persone partono sia se ci sono le imbarcazioni delle ong, sia se non ci sono.

Partenze e ong

Villa ha rielaborato in alcuni grafici i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni relativi al periodo compreso tra il 1° maggio e il 21 giugno 2019, quando sono partite dalla Libia 3926 persone.

 

Come si vede dal primo grafico, in questo intervallo hanno salpato ogni giorno 62 persone quando c’erano imbarcazioni delle ong al largo, e 76 quando non c’erano. L’inesistenza del pull factor è ancora più evidente se ci si limita ad analizzare i dati di giugno: in questi ultimi 21 giorni, sono partite ogni giorno 26 persone quando c’era la Sea Watch 3 e 94 quando non c’era. Si tratta quasi del quadruplo.

Secondo Villa, questo non deve portare a pensare che senza ong si parte di più. “Semplicemente, non c’è alcuna correlazione tra attività ong in mare e partenze”, ha argomentato il ricercatore.

Villa aveva già smentito la teoria di Salvini in un suo thread precedente, basato sempre su una rielaborazione dei dati. Anche quella volta si era avvalso di grafici.

 

Il primo, in particolare, indicava sull’asse verticale il numero di migranti partiti e, sull’asse orizzontale, la percentuale di migranti salvati dalle ong. Nel secondo, invece, sull’asse verticale era riportato il numero delle vittime. Analizzandoli, si vedeva che non c’era nessuna corrispondenza tra le operazioni di soccorso e l’aumento delle partenze e le ong non potevano essere considerate responsabili delle morti in mare.

Cosa spinge i migranti a partire?

Gli esperti di immigrazione sottolineano che sarebbe più giusto parlare di un push factor, un fattore di spinta, anziché di un pull factor. Marco Bertotto, responsabile della promozione di Medici Senza Frontiere, aveva detto a questo proposito ad Annalisa Camilli di Internazionale: “Sono le ragioni per cui fuggono che spingono queste persone a mettersi in mare non certo la possibilità – che non è certezza – di essere salvati”.

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